24 Settembre 2021
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Papà si attaccava al tram, anche zio

Della sua vita papà mi ha raccontato pochissimo e solo su richiesta e io non è che chiedessi molto.
Però ho visto la sua pagella delle scuole ementari e dopo l’indirizzo c’era scritto: Tor di Quinto, sobborgo di Roma.
Erano gli anni 40 c’era stata la guerra e i nonni e papà e zio abitavano sulla via Flaminia in cima alla collina, prima che cominciasse a scendere verso i Due Ponti. Nel 1953 i nonni aprirono il bar in via Cassia poco dopo la chiesa, nonno Peppe era carabiniere in pensione, soprattutto era uno straordinario calligrafo, nonna Agnese era tutto il resto.
Prima papà, che era più grande, poi zio al bar cominciarono a lavorarci e lasciarono le scuole e le partite di pallone al prato di via Bolsena.
Allora non è che ci fossero molte automobili, certo non l’aveva nonno, che manco ha preso mai la patente e per andare al bar bisognava prendere il tram, il numero 101 che percorreva la via Flaminia, faceva il giro del piazzale di Ponte Milvio e poi tornava a fino ai Due Ponti, rigirava indietro e così via. Costava 5 lire. E se non avevi le 5 lire? Se non le avevi, e capitava di non averle, andavi a piedi, oppure ti attaccavi al tram e poi, prima dell’arrivo, con un balzo si scendeva in corsa. È curioso ma sia l’uno che l’altro, zio e papà, questo loro salto dal tram in corsa me lo hanno raccontato luminosi. Come qualcosa di avventuroso, qualcosa di non ordinario, un gesto proibito di libertà, un sogno o un segno di gioventù conservato in un borsellino nascosto di antichi e semplici gesti quotidiani di quando le gambe erano buone. Le gambe buone dovevano esserlo per forza, non solo perché erano giovani, ma perché senza le gambe buone restavi a casa, solo. Gli amici, le ragazze, la vita non li raggiungevi. Tutte queste cose si trovavano all’Acqua Acetosa, c’erano le giostre, non c’erano i campi sportivi e non c’era la tangenziale, c’era la riva dell’Aniene e c’era il circolo canottieri, non c’erano i mezzi per arrivarci in quel posto che oggi mi sembra lontanissimo per arrivarci a piedi ma c’erano le gambe buone. Ricorda “Ragazzi di vita”, sembra un mondo lontano, ma è solo di quando papà era un ragazzo e per andare al lavoro si attaccava al tram.

 

 

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