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MESSICO: Tragedia annunciata, due morti e 4 dispersi
(di Stella Spinelli per http://it.peacereporter.net/articolo/21659/Tragedia+annunciata)
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MESSICO: Tragedia annunciata, due morti e 4 dispersi
(di Stella Spinelli per http://it.peacereporter.net/articolo/21659/Tragedia+annunciata)

Carovana di pace aggredita nello stato di Oaxaca. Erano stati minacciati dai paramilitari eppure non avevano scorta di Stato.

Yyry Jakkola, operatore umanitario di origini finlandesi e Beatriz Cariño Trujillo, direttrice del Centro de Apoyo Comunitario Trabajando Unidos, sono le due vittime dell'imboscata tesa alla carovana di Pace che martedì 27 aprile avrebbe dovuto visitare il municipio autonomo di San Juan Copala, comunità indigena Triqui, stato di Oaxaca, Messico.
Delle 25 persone che componevano la missione umanitaria, 4 risultano disperse. Si tratta di due giornalisti, Érika Ramírez e David Cilia, del settimanale di giornalismo investigativo Contralínea, e di due difensori dei diritti umani: Noé Bautista e David Venegas, dell'organizzazione Vocal, Voces Oaxaqueñas Construyendo Autonomia y Libertad, l'uomo simbolo delle proteste sociali del 2006 contro il governatore Ulises Ruiz (Pri). Tutti erano comunque esponenti di organizzazioni in difesa dei diritti umani, anche italiani, giornalisti indipendenti, militanti della Assemblea Popolare dei Popoli di Oaxaca [Appo] o maestri della combattiva Sezione 22 del Snte, il sindacato dei lavoratori dell'educazione.

A colpirli, uomini incappucciati armati di AK-47, i fucili di cui sono dotate le forze dell'ordine statali. Dietro a quei cappucci, però, è unanime la convinione che si nascondessero i paramilitari della Ubisort, Unione benessere sociale della regione Triqui. Forse coadiuvati dagli ex nemici, ora alleati: gli uomini del Mult, Movimento unificatore lotta Triqui. A unirli, la medesima missione: combattere il Multi, ossia il Movimento unificatore Triqui indipendente, che ha sostenuto il processo di autonomia del municipio San Juan Copala, autonomia sia dal governo statale che da ogni partito politicoa. Questo infatti il pomo della discordia fra esponenti del medesimo popolo: il processo verso l'autonomia. Sì perché a lottare l'uno contro l'altro armato non sono altro che indigeni della medesima popolazione, fratelli di sangue distanti nelle vedute, nel pensiero e nell'uso della forza. Ubisort e Mult, infatti, da quando nel 2007 è nato questo comune autonomo, non hanno mai smesso di fargli la guerra. Dietro di loro gli interessi del Pri, partito d'opposizione nel governo federale, ma al potere nello stato di Oaxaca capeggiato dal famigerato governatore Ruiz. Che ha da sempre considerato quel comune sottrattosi all'egemonia centrale un affronto troppo grande. Togliersi dal controllo centrale significa difendersi anche da uno sfruttamento sistematico e redditizio per i soliti noti. Ed è questo che a Ruiz non è andato proprio giù.

Ogni tentativo, vero o fittizio, di mediare il contrasto fra i tre gruppi indios ha infatti incontrato fasi di stallo insolubili e anche spesso inspiegabili. Poi dal novembre 2009, il dissidio si è riacutizzato, gettando la zona in una vera e propria crisi fatte di morti ammazzati ed embarghi di ogni genere. Sono una trentina gli uomini uccisi negli ultimi tempi a San Juan Copala, l'ultimo dei quali è José Celestino Hernández Cruz, assassinato dai paramilitari del Mult.
Sembra che la zona sia tenuta in scacco a sud dal Mult e a nord dall'Ubisort. Entrambi i gruppi paramilitari attaccano le menti più combattive e impegnate nel movimento autonomo per togliere loro forza e coraggio. E non vengono risparmiati nemmeno donne e bambini. Da settimane, infatti, armi in pugno, hanno persino tagliato luce e accesso all'acqua alla comunità, e da mesi minacciano persino maestri e alunni. Una situazione che ha spinto il presidente del municipio autonomo, Jesus Martines Flores, a optare per la chiusura delle scuole.
Di qui l'idea, disperata, di invitare la Carovana di pace, della quale facevano appunto parte anche i maestri del Snte, con il fine di proteggere il diritto allo studio dei ragazzi Triqui. Era da tempo che il municipio stava lavorando con organismi per la difesa dei diritti umani e organizzazioni sociali e non governative affinché vigilassero, osservassero e proteggessero la sicurezza di quella comunità martoriata.

Questo il quadro nel quale va inserita l'imboscata, un assalto per molti versi annunciato. Rufino Juárez Hernández, capo della Ubisort, il giorno prima della partenza della carovana umanitaria aveva precisato che qualora fosse accaduto qualcosa di brutto a quella carovana di "finti operatori umanitari" la colpa doveva andare al capo della Multi, Jorge Albino Ortiz, che aveva insistito per quella visita. Definendola una provocazione, Hernández aveva spiegato che non c'erano le condizioni di sicurezza per raggiungere il municipio visti i conflitti a fuoco mai sopiti, e che quindi "nel caso se ne fossero verificati altri al passaggio della missione, la responsabilità sarebbe stata solo e soltanto del Multi che l'aveva invitata".

Un avvertimento con tutti i crismi, questo, eppure la carovana non aveva ricevuto nessuna scorta governativa. "C'è per caso un ordine del governo di Ruiz che impedisce l'intervento in questa zona?", è stata questa una delle domande rivolte in un'intervista esclusiva di Texcoco Mass Media a due alti comandanti delle forze di pubblica sicurezza distaccati nella regione di Mixteca e a un sindaco della medesima regione, che hanno chiesto di restare anonimi. E tutti e tre hanno evidenziato la debole partecipazione del governo statale nella soluzione di questo lungo conflitto fratricida, precisando: "La questione è questa - spiega uno dei funzionari - Chi pensate che procuri le armi a questi gruppi Triqui? Chi se non qualcuno di potente, con denaro, con allacci con il traffico di armi e con interessi molto torbidi e gelosamente difesi? E intanto il governo si appella al dialogo e non si mette in mezzo, anche per ragioni politiche molto potenti". E che quelle terre preziose facciano gola a grandi gruppi non è una novità. I latifondisti stanno sfruttando questa lotta intestina fra indios, per poter meglio mettere le mani sulla ricchezza primaria, il legname, che crea un business enorme. E il governo federale?

"Nonostante siamo in presenza di delitti federali, in quanto i crimini vengono commessi con armi riservate all'uso esclusivo dell'esercito, nonostante avvengano sequestri e rapine, e c'è chi ha denunciato persino una tratta di essere umani, le autorità federali sono mantenute ai margini - ha spiegato uno dei capi dell'esercito -. Questo vuol dire che il governatore Ruiz vuole che nessuno si intrometta, perché è un conflitto, questo dei Triqui, che fa comodo a molte persone. E ora è conveniente anche in vista delle elezioni. Questi fatti distraggono i partiti di sinistra e fanno loro perdere tempo prezioso". Le elezioni si terranno il 4 luglio prossimo e quanto accaduto fa paura a molti ed è chiaro a tutti: è un forte messaggio di repressione contro la più alta rivendicazione sociale possibile: l'autonomia. E cosa è più efficace del terrore per ribadire lo status quo: comunità indigene e classi povere da una parte, élites di latifondisti, amministratori del Partido revolucionario institutional (Pri) e gruppi paramilitari che li sostengono dall'altra.

 
 
 
 
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