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VESCOVI LEFEVBRIANI e VATICANO. di Mons. Filippi
 
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VESCOVI LEFEVBRIANI e VATICANO. di Mons. Filippi

Non fermiamoci all'apparenza urlata da un giornalismo superficiale che urla notizie e non descrive i fatti.

In riferimento alla remisisone della scomunica ai Vescovi
lefevbriani è bene leggere la nota della Segreteria di Stato del 4 febbraio scorso.

In essa leggiamo
"I Vescovi non hanno una funzione canonica nella Chiesa e non esercitano lecitamente un ministero in essa".

A ciò bisogna aggiugnere che la scomunica è sempre una pena temporanea. In altre parole è come se quei Vescovi fossero stati tenuti in carcere in isolamento mentre adesso sono semplicemente in carcere.

Chiaramente non è un reingresso pieno nella Chiesa che avverrà soltanto quando riconoscerammo il Vaticano II.

Papa Benedetto se da un lato ha usato misericordia verso di loro ha però preteso anche un gesto di buona volontà.

La preoccupazione che lo ha mosso è stata quella di
evitare che i sacerdoti ordinati da questi Vescovi non avvertissero il legame con la Chiesa di Roma e questo rendesse in futuro più difficile la riconciliazione.

Benedetto XVI ha voluto evitare che i sacerdoti tradizionalisti ordinati dai quattro Vescovi si sentissero soltanto tradizionalisti.

In riferimento alla posizione sull'olocausto è bene leggere il discorso ai presidenti delle maggiori organizzazioni ebraiche tenuto il 12 febbraio scorso.

Leggiamo: "Qualsiasi negazione o minimizzazione di
questo terribile crimine è intollerabile e del tutto inaccettabile".

Mi sembra che queste parole mostrino chiaramente la non ambiguità, come invece afferma Kung, di Benedetto XVI davanti all'olocausto.

Sicuramente, anche a motivo dell'età, Benedetto XVI, non ha viaggiato molto ma questo non vuol dire che egli non conosca la cultura di questo tempo. E' infatti riconosciuto come uno dei maggiori intelletuali e si può conoscere la realtà anche attraverso la lettura dei maggiori
esponenti della cultura contemporanea.

In relazione al Vaticano II è bene precisare che Benedetto XVI è convinto che la Chiesa sia una nel tempo e che essa avanzi nel tempo attraverso un continuo processo di riforma.
Se accettiamo ciò, come diciamo ogni domenica quando nel Credo professiamo che la Chiesa è una, comprendiamo bene che non si può pensare ad una Chiesa del pre-concilio differente da quella del post concilio.

Il Vaticano II ha segnato un aggiornamento di quella che è stata la tradizione.

Kung accusa il Papa di non aver fatto gesti coraggiosi. Credo invece, e qui rispondo anche a dove va la Chiesa?, che ci sia un grande coraggio da parte di Benedetto XVI e dell'intera Chiesa che è quello di argomentare le proprie posizioni a partire non soltanto dalla rivelazione e dalla fede ma anche dalla ragione.

Un saluto affettuoso a tutti

Don Nicola

 
 
 
 
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