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L'ARTE
Milvio, Mollo, Mulvius dal 534 a. C. tre nomi per un ponte
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PONTEMILVIO E COSTANTINO. L'ANNO 312: LA VITTORIA A PONTE MILVIO
 
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Milvio, Mollo, Mulvius dal 534 a. C. tre nomi per un ponte

... per attraversare il Tevere e andare verso nord

L'antico Ponte Milvio, che prende il nome dal probabile secondo costruttore Emilio Scauro, è importantissimo nella storia di Roma poiché ad esso facevano capo le antiche strade consolari Flaminia e Cassia ed anche la Clodia e la Veientana.
In origine il ponte fu chiamato Mulvius, dal nome del suo primo costruttore appartenente alla "gens Mulvia". La struttura del ponte, risalente forse al 534 a.C., sembra essere stata in legno. I romani lo conoscono come "ponte mollo", corruzione dialettale del titolo originale (alcuni dicono che molleggiava!). Ma sembra più certo che il nome Mollo gli derivi dallo stato pietoso in cui il ponte, durante la sua lunga storia, si sia a volte venuto a trovare, nonostante i vari restauri a cui fu sottoposto. Si ha notizia, infatti, che verso la metà del Trecento un certo frate di nome Acuzio andava girando per Roma per raccogliere delle offerte da utilizzare per il restauro del ponte "il quale era per terra". È un ponte importante per la storia romana e per il Cristianesimo, in quanto vi ebbe luogo la conversione di Costantino, primo Imperatore cristiano, a seguito della visione della Croce alla vigilia della battaglia (312 d.C.) da lui vinta, con la quale strappò il titolo imperiale a Massenzio. Nel 109 a.C., per volere del censore Marco Emilio Scauro, fu ricostruito in blocchi di peperino e travertino, di cui restano soltanto i basamenti dei quattro piloni. Nel 77 a.c. Catulo vince Lepido al Ponte Milvio - Fuga di Lepido in Sardegna e sua morte - Cicerone ritorna dall'Oriente. Nel 1450 papa Nicolò V, Tommaso Parentucelli (1447-1455), fece eseguire lavori di restauro, ristrutturò la torre, già esistente ai tempi di Aureliano (fine II secolo), fortificandola per la difesa del ponte. Tali lavori furono completati nel 1457 da Clemente III: in questa occasione si fecero sparire le parti in legno (forse apposte nei restauri precedenti), si abbatté il Tripizzone, ossia un fortilizio triangolare posto all'imbocco nord del ponte e fu portata a termine anche la ricostruzione dell'antica torre di guardia (risalente all'epoca delle fortificazioni di Aureliano), il cui ingresso, per volontà di Pio VII, Giorgio Chiaramonti (1800-1823), venne foggiato a forma di arco dal Valadier. Pio VII, nel 1805, su disegno di Giuseppe Valadier, operò una radicale trasformazione che ha conferito al ponte il suo aspetto attuale: sostituì i due ponti levatoi in legno, costruiti intorno al VI sec. d.C. per limitare le frequenti invasioni della città, con archi in muratura, ed aprì un varco nella torre medievale. Il ponte, fatto in parte saltare da Garibaldi nel 1849 per ostacolare l'avanzata dei Francesi, fu restaurato nel 1850 da Pio IX, G. M. Mastai Ferretti (1846-1878).
La testata del ponte sulla riva sinistra è ornata dalle statue dell'Immacolata e di S. Giovanni Nepomuceno. Quest'ultimo, santo polacco morto annegato nella Moldava, è diventato protettore contro gli annegamenti, anche se la veridicità della storia è incerta. Il puttino, posto alla base della statua, ha l'indice della mano destra sulla bocca quasi per invitare al silenzio e a mantenere i segreti, tanto che a Roma il santo viene anche invocato contro le malelingue e in difesa dei segreti.

 
 
 
 
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