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L'ARTE
Milvio, Mollo, Mulvius dal 534 a. C. tre nomi per un ponte
La via Cassia
La via Flaminia
PONTEMILVIO E COSTANTINO. L'ANNO 312: LA VITTORIA A PONTE MILVIO
 
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La via Cassia

La Via Cassia percorreva strade preesistenti almeno dal tempo della dominazione etrusca: il percorso tortuoso corrisponde allo scopo di unire le varie località abitate in direzione Nord, verso Firenze e, quasi certamente, Lucca e Luni.

A differenza della viabilità moderna, non toccava Siena ma Arezzo (come l'Autostrada A1 del Sole).

La strada fu ricostruita sul tracciato della più antica Via Claudia o Clodia e pertanto le due vie si sovrappongono, fino a La Storta, in cui la Clodia dirige a Nord Ovest e la Cassia svolta verso Nord. L'opera può attribuirsi al Censore Marco Emilio Scauro che nel 109 a.C. ricostruì anche il Ponte Milvio, al posto di un precedente ponte di legno. Sono originali, in particolare, i primi due archi e altre parti minori.

La Cassia, già a partire dal periodo longobardo, rappresentò la via più utilizzata per raggiungere la Regione Cisalpina e da qui il Nord Europa, in particolare la Francia: la famosa strada dei pellegrinaggi giubilari e non, la Francigena dopo la vittoria dei Franchi sui Longobardi, una volta superato l'Appennino con il Passo della Cisa (Pontremoli/Berceto) si univa alla Cassia nei pressi di Luni/Lucca per giungere fino a Roma con un itinerario che evitava la costa tirrenica.

Il territorio a Nord di Roma fu oggetto di insediamento di coloni fino a verso la fine della Repubblica: seguendo un processo già illustrato (cfr Il Viaggio di Rutilio Namaziano nei numeri precedenti) le piccole fattorie diventarono Ville imperiali che inglobarono all'interno attività agricole condotte con criteri industriali e attività artigianali (ceramica).

Da Ponte Milvio alla Tomba di Nerone

La Via Flaminia, proveniente da Piazzale Flaminio con percorso diretto, nonostante la strozzatura rappresentata dai binari tranviari che nell'ultima parte ne rendono la dimensione ristretta, come una normale via di quartiere, lasciato alle spalle il curvone che le vetture imboccano per raggiungere Piazza Mancini, si allarga finalmente in prossimità della sponda sinistra del Tevere (Piazza Cardinal Con salvi).

A sinistra una enigmatica costruzione che forse intende solo occupare un'area verde, un prodigio architettonico la cui fruizione è limitata al progettista e ai suoi parenti.

A destra, dove termina Viale Tiziano, un muro di cinta protegge l'ingresso, preceduto da giardinetto, dell'Oratorio e dell'edicola di S. Andrea, visitabile solo in occasione della Messa domenicale. Eretti da Pio II sul luogo in cui avvenne l'incontro con il Cardinal Bessarione che recava la reliquia del capo dell'Apostolo che convertì la Grecia. La cura dell'edificio fu poi assegnata a S. Filippo Neri e all'Arciconfraternita dei Pellegrini (Foto 1).

A Piazza Cardinal Consalvi basta attraversare il Lungotevere e giungere sulla spalletta del Ponte Milvio per immergersi in un'atmosfera "aliena", anche grazie alla pedonalizzazione del Ponte (comprese le due ruote !). Il respiro del Fiume sale fino ai passanti, scorre largo e lento (Foto 2).

A monte si erge il funereo Ponte Flaminio (ex-XXVIII ottobre poi della Libertà) che unisce Vigna Clara con il Villaggio Olimpico e con i Parioli. Costruito nei primi anni della Seconda Guerra (arch. A. Brasini) inaugurato nel 1951 e poi chiuso per restauro per anni causa dissesti (la magniloquenza non sempre si accompagna alla solidità degli argomenti).

Sporgendosi dalla spalletta a monte è inoltre possibile (Foto 3) vedere i resti antichi del Ponte, forse anche una sorta di piccolo molo di attracco. Affacciandosi alla spalletta di sinistra (lato valle) ci colpisce una mescolanza di sensazioni: il Fiume si allarga, prende corsa grazie a piccoli scalini, le rive sono praticabili ma immerse nel verde, uccelli fluviali sprezzano fortemente la temeraria produttività del traffico veicolare circostante. Sarebbe curioso conoscere quale immagine hanno della nostra Città gli uccelli che numerosi popolani i cieli, i terrazzi, le alberature, i ruderi, i monumenti etc. etc: certo hanno una diversa concezione della "fruibilità" del paesaggio.

Un po' più in là si scorgono gli edifici del metafisico Foro Italico, sogno istituzionale, purtroppo deturpato dalla "cuffia" dello Stadio Olimpico. Ma forse in queste visioni multiple anche la cuffia può rimanere. E poi Monte Mario e, ritornando verso Nord, i Colli della Farnesina. Intanto un violinista di chissà quale Paese dell'Est riempie l'arie di melodie come a ricordarci che i Ponti sono uguali. Il pensiero va ai Ponti di Praga, di Parigi, di Londra (Foto 4).

Sottopassiamo (Foto 5) la Torretta di Guardia al Ponte, sotto la quale fa mostra (umile ma necessario) l'Idrometro (Foto 6) che segna il livello del Fiume (e il nostro Ponte non le ha mai temute) e le secche record, che riempiono di tristezza perché il nostro Fiume è noto per il timore che incuteva in occasione delle piene. Durante la siccità, a parte il ritornello giornalistico che finge di scoprire i ben noti pilastri sommersi di ponti antichi, il greto appare squallido, bisognoso forse di una bella opera di dragaggio o comunque di pulizia.

Ecco Piazzale di Ponte Milvio: qui la Via Flaminia piegava a destra (Via Flaminia vecchia odierna) per Tor di Quinto e Saxa Rubra. Si stacca a destra, dall'aiuola spartitraffico di fronte alla Chiesa, la Via Cassia che coraggiosamente si inerpica sul Colle.

Il Piazzale è coinvolto dal Mercato, che gli conferisce un'aria di paese (c'è un negozio di sementi), pieno di movimento di compratori e furgoni, venditori. La presenza di una Scuola e del vicino spaccio di pizza a taglio riempiono il marciapiede di altri colori e di grida di giovani.

La Chiesa della Gran Madre di Dio di C. Bazzani (Foto 7) è dedicata a Maria come genitrice di Cristo, una delle Persone della Trinità, che partecipa della natura umana e divina insieme e senza distinguibilità. Insomma, è il monumento al Concilio di Efeso. Non bella di fuori, entrando ci sorprende, grazie alla grande cupola centrale, una luce che ben illumina le gradevoli proporzioni dell'insieme: forse tende più alla testimonianza che al raccoglimento.

Usciamo dalla Chiesa e affrontiamo la salita fino a Piazza dei Giochi Delfici: la Via Cassia mantiene in questo primo tratto un'atmosfera (Foto 8) caratteristica di mezza campagna, testimoniata dalle Ville, dagli Istituti religiosi, dalle Residenze prestigiose. A metà della salita si incontriamo quanto resta di Vigna Pozzi: incassati nel muro (Foto 9) i resti di un sepolcro.

Lungo la strada si incrociamo molti passanti extraeuropei. Si conferma l'impressione che mentre i romani viaggiano sempre in macchina, il camminare e il viaggiare sui mezzi pubblici è ormai dedicato, almeno in parte, ai lavoratori che ospitiamo.

Dimenticavamo di precisare che non riteniamo siano loro i proprietari delle prestigiose residenze della Via: sono impiegati dai proprietari in mansioni varie. Tuttavia, sono da ritenersi fortunati, anche se poi, quando tornano nelle loro case della periferia più popolare, si rendono conto delle diverse dimensioni patrimoniali degli abitanti della nostra città.

A Piazza dei Giochi Delfici prospetta (Foto 10) la bella facciata circolare della Chiesa di S. Chiara di R. Del Debbio: la Piazza rappresenta il culmine della salita dei Colli della Farnesina e da qui la Via Cassia si tuffa verso il Fosso dell'Acqua Traversa.

Noi pieghiamo a destra per visitare il quartiere costruito dalla Società Generale Immobiliare (ogni parola apre ai romani scenari densi di storia urbanistica, politica e di potere temporale) di Vigna Clara, principalmente Piazza Jacinoi che presenta (Foto 11) al civico 23 l'edificio "Le Muse" di L. Piccinato e ai civici 6/20 (Foto 12) il Centro Commerciale, importanti esemplari architettonici. Su Via Jacini ai civici 23/25 (Foto 13) l'edifici della "Dianola", altrettanto interessante.

La nostra riflessione è che, nel dopoguerra, finite le commesse statali legate alle grandi opere di Regime e in presenza del grande sviluppo edilizio (da qualcuno definito "il sacco di Roma") ai nostri validi architetti non rimase che arricchire con eleganza le palazzine il cui prestigio architettonico era commisurato al prezzo e quindi alla selezione sociale.

C'è da chiedersi perché in occasione della progettazione delle case per i meno abbienti non si fece riferimento all'estro di così validi professionisti: forse il bello è proporzionale al reddito dei proprietari, oppure si riteneva inutile offrire il bello a chi per pregiudizio non poteva apprezzarlo. O forse è il tradizionale compromesso italico per cui le classi sociali viaggiano - indipendentemente dal Regime - con schemi culturali paralleli, a livelli diversi e con il patronato di forze culturali e politiche senza comunicazione.

Sbocchiamo in Via di Vigna Stelluti, meno aristocratica perché più commerciale, tuttavia anche alle sue spalle fino alla Via Cassia si trovano interessanti esempi architettonici.

Ritorniamo a Piazza dei Giochi Delfici, percorriamo tutta la discesa e giungiamo ai bivi a sinistra per Via Cortina d'Ampezzo e per Via dell'Acqua Traversa. Superiamoli, attraversando il Ponte sul Fosso dell'Acqua Traversa, e pieghiamo a sinistra per Via Val Gardena. Anche la Via Cassia antica seguiva la stessa direzione: la salita a tornanti che porta all'innesto con la Cassia Nuova che viene da Corso Francia è opera moderna.

Alziamo gli occhi e rimaniamo colpiti (Foto 14) dalla presenza di una Villa in stato di completo, affascinante, abbandono: trattasi di Villa Manzoni, dove giungono i confini del Parco regionale di Veio.

Sul terreno della Villa sono riferiti ruderi anche imponenti della Villa di Lucio Vero, fratello di Marco Aurelio: nulla è però stato visto dal basso e non ci sono indicazioni per una eventuale visita. Via Val Gardena determina anche il confine con la fronteggiante Riserva Naturale dell'Insugherata, che si estende di fronte alla Caserma Paolucci della Marina Militare.

La Cassia antica fiancheggiava la riva sinistra del Fosso dell'Acqua Traversa, fiumicello che nasce poco più a Ovest e taglia anche la Cassia Nuova ( Via Fabbroni) la Via Flaminia (Via Tuscanica) Viale di Tor di Quinto ( Svincoli dei Due Ponti) fino a sboccare nel Tevere dopo il ponte della Ferrovia Roma Nord (tra le stazioni di Tor di Quinto e Due Ponti).

Nella presunzione di seguire il percorso della Cassia antica, da Via Val Gardena preseguiamo con la viabilità moderna per Via Taormina, Via dell'Acqua Traversa, Via Panattoni e cominciamo a salire avendo a sinistra squarci (Foto 15) della Riserva. Perveniamo finalmente ad una Piazza con un pino e una dedica semplice ma suggestiva: si tratta del Villaggio Cronisti, alla cui costruzione grande impulso fu dato da Guglielmo Ceroni. Dopo il Commissariato Flaminio Nuovo ecco di nuovo la Via Cassia: di fronte si stacca la Via Due Ponti. Noi prendiamo direzione Nord, seguendo la Cassia verso il GRA.

Poco da riferire, salvo le due Chiese dedicate a S. Andrea: la più antica (Foto 16) al civico 735 (fine del XVII secolo) faceva parte della Tenuta del Casale Saraceno mentre la nuova (Foto 17) al civico 731, eretta nel 1941 da Tullio Rossi (costruttore di molte chiese, quasi sempre brutte o malinconiche) con un'aria rurale da villaggio colonico.

All'interno del Parco dei caduti sul Fronte russo ecco finalmente la Tomba di Nerone (Foto 18 e 19). Il monumento funerario è rappresentato da un sarcofago (non certo di dimensioni piranesiane ma notevole anche se ristretto dalle prospettive e semi circondato da una rete da pollaio).

E' in realtà il sepolcro di Publio Vibio Mariano e della moglie Regina Maxima, decorato con figure di Dioscuri e Grifi alati e dotato di lunga epigrafe. Poiché l'iscrizione non è rivolta verso la Via Cassia odierna ma verso sinistra, se ne ricava facilmente che la Cassia antica doveva trovarsi nei pressi.

Dalla Tomba di Nerone a Grottarossa

Prendiamo a destra Via di Grottarossa (qui fu scoperto il sepolcro - non trovato - che conteneva la mummia ora al Museo Nazionale Romano di Palazzo Massimo): subito a sinistra l'ingresso del Comprensorio Volusia su Via Casale Ghella ci ricorda che qui furono trovati resti della Villa della Famiglia omonima. Poiché risulta proprietà privata, non possiamo verificare di che si tratta. Non resta che proseguire lungo il budello della Via che attraversa quella che si può definire una borgata, ben lontana dai decori delle palazzine sulla Consolare.

Ma budello ancor più stretto è rappresentato dalla Via Veientana, che si stacca sulla sinistra. Stiamo percorrendo la stessa strada che anticamente conduceva a Veio: ne è prova un sepolcro detto "dei Veientani" (Foto 20) che si nota di fronte al civico 19 e visibile anche dal retrostante Parco Papacci (zona a verde per la borgata, in tono minore se confrontato con le Tenute circostanti. Ma è sempre qualcosa). La Veientana diventa in breve uno sterrato e occorre tornare indietro.

Si compie allora un lungo giro. Riprendendo la Cassia verso Nord, si volta a Via della Giustiniana, bellissima strada che attraversa la campagna disseminata di ville e villone. Ad un certo punto superiamo con un ponticello (nei pressi un bus londinese rosso a due piani attende con flemma di ricevere un senso - Foto 21) il Fosso del Fontaniletto. Proseguiamo ancora per qualche chilometro. Dopo Via P. d'Avack si prende a destra di nuovo la Via Veientana.

Proprio all'imbocco un lastricato (Foto 22) di basalto ci dice che di qui passava l'antica strada. Il tragitto è fortunoso e non consigliabile, buche e sterrato fino a un precario ponticello, sopra il quale passa il viadotto del GRA. E' di nuovo (Foto 23) il Fosso del Fontaniletto, punto che la Via Veientana doveva attraversare (venendo dalla Via di Grottarossa (poco distante ma irraggiungibile). Non ci sono reperti e facciamo marcia indietro, dopo aver soddisfatto una curiosità

Da Grottarossa alla Giustiniana

Ripercorriamo a ritroso la Via della Giustiniana e riprendiamo la Via Cassia, giusto per notare sulla sinistra un sepolcro sperduto (Foto 24).

Superato il GRA (Grande Raccordo Anulare) sono segnalate ville rustiche a Via Barbarano (non visibile). Da citare però un cartello di avviso di fronte al Deposito Anas "attenti alle vacche brade"(Foto 25). Un reperto che testimonia la vocazione agricola del territorio che affonda le sue radici in tempi antichissimi. Vacche oggi non se ne vedono.

Giungiamo rapidamente all'innesto della Cassia con la Via Trionfale: dal civico 1294 è possibile ammirare (proprietà privata) sia il Casale (Foto 26) che la Chiesa della Giustiniana (Foto 27): sul portale del Casale, lato Chiesa, si nota lo stemma della Famiglia Boncompagni.

Nei pressi la Torre della Castelluccia (secc. XII-XIII), raggiungibile da Via C. Cavina, utilizzata a fini commerciali Dopo il Parcheggio di scambio della Giustiniana possiamo notare al civico 1416 (angolo Via G. Galli) un cippo (Foto 28) che ricorda i Martiri del 4 giugno, tra i quali Bruno Buozzi, crudelmente giustiziati dalle SS il 4 giugno del 1944. Prendendo Via R. Moretti, poco più avanti, si raggiunge - tramite una strada privata - il Casale della Spizzichina (Torre del sec. XI), restaurato in modo piuttosto stupefacente (Foto 29). Quasi di fronte sull'altro lato della Cassia la Torre delle Cornacchie (Foto 30).

Poco più avanti si stacca un nuovo svincolo per la Via Braccianese che superiamo per pervenire a La Storta, la Stazione di Posta in antico denominata "Ad Nonas" che dopo il bivio della Via Claudia o Clodia per la Tuscia occidentale piega a destra (da cui il nome) per dirigersi verso l'interno. In Piazza della visione, dove sbocca la Via della Stazione una piccola Cappella (Foto 31) rammenta la visione del Cristo con la Croce avuta da S. Ignazio da Loyola nel novembre del 1537 (Foto 32) mentre si recava a Roma. L'episodio ricorda la Visione della Croce avuta da Costantino prima della battaglia di Saxa Rubra contro Massenzio grazie alla quale Costantino, protetto dal segno della Cristianità ebbe la meglio sull'avversario, fautore di opposto disegno politico.

La Via Clodia fu aperta alla fine del III secolo a.C. dopo la conquista romana del territorio veientano per collegare Roma con Blera Norchia e Tuscanica. Non confermata l'indicazione che giungesse fino alla Via Aurelia, presso la città di Cosa (odierna Ansedonia).

Poco più avanti un bivio conduce a Isola Farnese e da qui è facile raggiungere i resti archeologici della città di Veio.

Conclusioni

Gran parte del territorio attraversato, da Piazza dei Giochi Delfici in poi non forma un Quartiere ma appartiene al Suburbio di Roma: una definizione calzante per una estensione notevole di campagna, in buona parte sotto la tutela del Parco di Veio, in passato poco abitata ma dagli anni '50-'60 urbanizzata in maniera massiccia, pur mantenendo la vocazione della Tenuta agricola a poche centinaia di metri dall'ingorgo perenne della Via Cassia. Mentre Via di Grottarossa rappresenta bene (ahimè) lo sviluppo apparentemente abusivo con le strade strette e le case disegnate "ad libitum" i comprensori e i condomini che affacciano sulla Via o poco all'interno trovano alimento in aree dedicate ai servizi commerciali presenti lungo la strada ad aintervalli.

La Via Cassia rappresenta un caso di urbanizzazione lineare: almeno fino a La Storta è circondata da edifici raramente intervallati da aperture sulla campagna circostante: tutto il traffico delle aree residenziali confluisce (salvo raggiungere la non vicina Cassi Veientana) sul "collettore" della Cassia, lasciando in un silenzio irreale le residenze che fiancheggiano la Via. Le "quinte" laterali impediscono di percepire immediatamente che il lungo serpente urbanizzato della Cassia si distende nel mezzo di una intatta campagna, con immense distese a seminativo e a bosco, con sparsi casali, come nella tradizione.

Lasciamo alla immaginazione lo spettacolo di solitudine pittoresca che accoglieva i viaggiatori provenienti da Nord, sia dalla Via Francigena per la visita alla Città Santa per i Pellegrini sia gli stranieri che effettuavano il viaggio di istruzione nei secoli passati. La Storta erano l'ultima Stazione di posta da dove la mattina dopo si ripartiva per giungere a Roma, la cui vista da Monte Mario o dalla Farnesina si appuntava o sulla Basilica del Santo o sulla città rinascimentale.

E' inutile cercare oggi tracce di questa emozione, lo sviluppo della Città ha prevalso sul modello città-museo. Possiamo solo concludere esprimendo una impressione di grande solitudine nonostante le Ville e il traffico. Mancano punti di aggregazione storico-culturale, il residuo del passato non è valorizzato, la linearità urbanistica impedisce l'aggregazione (mancano le Piazze), il Centro è più lontano di quanto le paline chilometriche affermino. In compenso spettacolari sono i panorami sulla campagna e sui Parchi/Riserve naturali: insomma, sulla Via Cassia è meglio puntare sui vantaggi della Natura, la Città è "di passaggio".

 
 
 
 
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