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La via Flaminia

Lo sapevate che davanti a Ponte Milvio c'era l'edicola di Sant'Andrea, distrutta da un fulmine nel 1866?

La via Flaminia, fatta costruire nel 220 a.C. da Gaio Flaminio durante il suo triumvirato, ebbe nell'antichità una fondamentale importanza per i collegamenti tra Roma e la costa adriatica settentrionale. Il suo tracciato, che aveva un andamento molto rettilineo, risaliva la vallata del Tevere fino agli Appennini e attraverso il passo della Scheggia, discendeva sul versante Adriatico lungo la valle del Metauro fino a Fanum Fortunae (Fano), da qui proseguiva per Pisaurum (Pesaro) e giungeva ad Ariminum (Rimini) con un percorso verso la costa. Più tardi, il figlio di Gaio Flaminio la fece proseguire fino a Aquilea e questo nuovo tratto prese il nome di via Ravenna, in omaggio all'omonima città che attraversava. La via consolare costituiva un esempio-tipo di via publica, superando, sia nella progettazione, sia nelle soluzioni tecniche, le altre grandi arterie romane. Non essendo lastricata a basoli come l'Appia, garantiva una percorribilità più facile e veloce. L'utilizzazione continuativa nelle varie epoche, ha avuto come effetto positivo la sua manutenzione attraverso i secoli. Partiva anticamente dalla porta Ratumena che si trovava dove attualmente è Piazza Venezia; dopo la costruzione delle mura Aureliane, la parte iniziale della strada rimase inglobata all'interno della città e si chiamò via Lata ( ora via del Corso) e la via ebbe così inizio dalla porta Flaminia ovvero del Popolo. Tra le curiosità della consolare nel suo tratto urbano, c'era sicuramente l'edicola di Sant'Andrea davanti a Ponte Milvio, distrutta da un fulmine nel 1866. Fu eretta da Papa Pio II per ricordare il momento della consegna in questo luogo, da parte del Cardinal Bessarione, della testa del santo proveniente da Patrasso. La devozione popolare ricordava che, chiunque avesse visitato per cinque volte l'edicola avrebbe ricevuto la remissione di tutti i peccati. Sempre a sant'Andrea è dedicato un altro monumento devozionale sulla via Flaminia all'altezza di via Chiaradia. Fu costruito dal Vignola su commissione di papa Giulio III, per sciogliere il voto fatto al santo nella notte del 30 novembre 1527, quando ancora cardinale, riuscì a sfuggire con uno stratagemma ( mise dell'oppio nel vino offerto durante la cena ), ai Lanzichenecchi che lo tenevano prigioniero. Senz'altro, il più importante edifico della via è lo stradio Flaminio, sull'omonima piazza. Si trova sull'area del vecchio Stadio Nazionale, costruito nel 1911 da Piacentini, per il cinquantenario dell'Unità d'Italia e negli ultimi anni, prima di essere ricostruito su progetto di Pierluigi e Antonio Nervi tra il 1957 e 1959, venne ribattezzato stadio Torino, in memoria dei giocatori della squadra di calcio di quella città, scomparsi nel tragico incidente aereo di Superga.

 
 
 
 
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